Gennaio ha un talento tutto suo: riesce a sembrare insieme un inizio e una continuazione, una promessa e una resa dei conti. Non per niente è il mese di Giano, il dio bifronte dell’antichità.
Non sarà il mese dell’entusiasmo sfrenato, quello, se vogliamo, lo abbiamo lasciato a dicembre, assieme alle cene luculliane e ai brindisi con spumante e panettone, però è il momento in cui, passata la sbornia delle feste, ci ritroviamo di nuovo catapultati dentro alla nostra vita reale, con le sue abitudini, le sue responsabilità e quella sensazione un po’ scomoda di dover rimettere ordine in generale e non solo al piano alimentare.

Ordine da apportare non soltanto nelle cose visibili come l’armadio, la scrivania, le email, ma anche in quelle meno evidenti eppure decisamente più ingombranti, tipo le decisioni rimandate, le scelte compiute anni fa e mai più rimesse in discussione, le convinzioni che continuiamo a portarci dietro per inerzia più che per reale convinzione. In sintesi, siamo programmati per stare nell’opzione di default per risparmiare le energie ma questo non è sempre un bene, per non dire che non lo è quasi mai.

È in questo senso, più che nei proclami da palestra o nelle diete improbabili, che dovrebbero nascere i veri buoni propositi, quelli che magari non si raccontano in giro nelle tavolate con gli amici, che non fanno scena come i pettegolezzi ma che hanno un impatto concreto sulla serenità dei mesi che verranno: provare per credere.

E tra questi, che piaccia oppure no, c’è un proposito che i più evitano accuratamente perché credono di non averne bisogno, ovvero fermarsi a valutare se la propria situazione assicurativa è ancora coerente con la vita che si sta facendo oggi o se invece è rimasta vincolata a strascico come l’anno vecchio.

C’è un motivo molto semplice per cui gennaio è il mese giusto per questo tipo di riflessione ed è lo stesso motivo per cui quasi nessuno ne approfitta: non c’è un’emergenza e non sono certo io il primo a dire che pensarci in anticipo è meglio, che prevenire è meglio che curare, che piangere sul latte versato non porta molto lontano: può bastare questo excursus di saggezza popolare?

Quando non c’è urgenza si ragiona a mente fredda, si ascoltano di più le proposte e i consigli, si fanno domande sensate, si valuta senza avere pressioni. Quando invece accade qualcosa che non era in agenda (un imprevisto, un problema di salute, un danno, un contenzioso), si entra nella modalità reattiva -e difensiva-, quella in cui si scopre, magari troppo tardi, su che cosa ci si era cautelati e su cosa no.

Gennaio offre una condizione ideale per ricavare del tempo mentale: le feste sono finite, il rumore di fondo si abbassa, i conti dell’anno precedente sono più chiari, le prospettive di quello nuovo iniziano a delinearsi con la pianificazione.

È il mese in cui, volendo, si può ragionare senza l’ansia di dover decidere subito, però è anche il mese in cui si tende a rimandare, con la scusa che “tanto c’è tutto l’anno per provvedere”.


Che è una frase rassicurante senza dubbio ma… è anche vera?

E meno male!

Ma dire, e pensare, “ho già un’assicurazione” non significa molto in realtà.
Non perché sia falsa ma perché potrebbe essere decisamente incompleta.

Le assicurazioni non sono un atto di fede scolpito nella pietra, non sono una reliquia da possedere una volta per sempre, tutt’altro! Sono strumenti sempre in fase di evoluzione, che dovrebbero adattarsi a una vita che, nel frattempo, si modifica, cambia. E cambia molto più rapidamente di quanto siamo disposti ad ammettere.

Cambiano le famiglie: figli che arrivano, figli che crescono e se ne vanno per conto proprio, genitori che invecchiano e hanno bisogno di assistenza, per noi dire noi stessi, che avremmo bisogno di qualche visita medica o controllo in più.
Cambiano i mestieri e le professioni con nuove responsabilità, nuove esposizioni e rischi, nuove fragilità.
Cambiano le abitazioni, le abitudini, il modo di spostarsi, il tempo che si passa fuori o dentro gli edifici, il livello di rischio che si è disposti (o costretti) ad assumere.

Vogliamo poi ricordarci di quanto cambia il clima con ciò che ne consegue per i nostri beni, le nostre proprietà e la nostra salute?

Eppure le polizze, spesso, restano identiche a se stesse, lì, conservate nel cassetto della scrivania o nel faldone sullo scaffale, firmate anni prima e mai più prese in mano, cristallizzate quando la fotografia della vita era un’altra a fare effetto amarcord.
Non per negligenza, certo, è che non sembra mai essere una priorità, una forma di inerzia che riguarda tutti: finché qualcosa funziona, non la si tocca come nel calcio, in cui la squadra che vince, non si cambia.

L’equivoco è che “funzionare” non significa precisamente “essere adeguato”, come a dire che puoi anche andarci a piedi in Cina, prima o poi ci arrivi, ma se prendi un volo fai meno fatica.

Qui è necessario sfatare dei dubbi e degli equivoci, perché il termine “consulenza” porta con sé diffidenze comprensibili: una consulenza vera non è una proposta commerciale mascherata, non è un elenco di prodotti nuovi, non è un tentativo di convincerti che ciò che hai è sbagliato se non lo è.

Semplicemente è un momento di verifica, un check-up della situazione come il tagliando che fai fare all’auto.
Una conversazione strutturata tra te e il tuo consulente in cui si prende in mano la tua situazione (non soltanto le polizze ma il contesto in cui sussistono) e si pone una domanda strategica: questa protezione è ancora coerente con i rischi reali di oggi?

A volte la risposta è sì e va bene così ma quando non lo è perché emergono incoerenze, sovrapposizioni, mancanze, bisogna intervenire. Non per colpa di qualcuno ma perché il tempo è passato e nessuno si è più fermato a guardare il quadro nel suo insieme.

Quando decidi di procedere e di fare questo tipo di check, è importante sapere cosa guardare, altrimenti il rischio è di perdersi nei dettagli sbagliati o, al contrario, di fermarsi alla superficie; le questioni che hanno davvero senso affrontare sono concrete, talvolta anche scomode, ma estremamente utili:

La composizione familiare attuale: chi dipende oggi da te, direttamente o indirettamente? Le coperture tengono conto del nucleo reale della tua famiglia o fotografano una situazione che non corrisponde più?

Il lavoro e le responsabilità professionali: sei esposto agli stessi rischi di qualche anno fa? Hai cambiato ruolo, settore, livello decisionale? Le coperture professionali sono allineate a ciò che fai oggi?

La protezione della salute: non in astratto ma nel concreto. Copre ciò che utilizzi davvero o ciò che, sulla carta, “sembra importante”? Le esclusioni sono chiare o lasciate all’interpretazione?

L’abitazione e il suo valore reale: ristrutturazioni, migliorie, nuovi impianti, contenuti di valore. La copertura riflette la casa di oggi o quella di ieri?

La mobilità: auto, moto, mezzi alternativi. Le garanzie sono coerenti con l’uso reale che fai dei veicoli?

La responsabilità civile: uno degli ambiti più sottovalutati e allo stesso tempo uno dei più delicati. Sai esattamente cosa copre e cosa no?

Le polizze “dimenticate”: quelle stipulate anni fa, rinnovate automaticamente, di cui non ricordi più nemmeno lo scopo.

Beneficiari, clausole, dettagli contrattuali: perché qualche volta il problema non è la polizza ma un dettaglio che nessuno ha mai aggiornato.

Questi sono i punti su cui, nella pratica, nascono i problemi quando qualcosa va storto e c’è bisogno dell’intervento assicurativo.

Una consulenza fatta bene, quindi, è questo, la fotografia del momento e può concludersi senza alcuna modifica: non tempo perso, è un risultato.

Sapere che ciò che hai è adeguato, sapere perché lo è, sapere cosa copre e cosa no, ti permette di smettere di pensarci continuamente e ti garantisce serenità.

Se invece emerge che qualcosa va rivisto, farlo a gennaio significa farlo con calma, senza pressioni, senza la sensazione di essere arrivati tardi e sapendo d’aver giocato d’anticipo: i buoni propositi che funzionano non sono quelli eroici che ti promettono di entrare nella taglia xs per l’estate ma quelli adulti che ti tolgono i grattacapi prima che si presentino, quelli che non promettono la luna ma ti assicurano di gestire meglio ciò che già sei e hai.

Prenderti un’ora per rivedere la tua posizione assicurativa non ti renderà invincibile ma più tranquillo, un po’ più consapevole, un po’ meno esposto a brutte sorprese sicuramente sì.

E in un mondo che di (brutte) sorprese ne offre già abbastanza, non è poco

Gennaio non chiede grandi gesti ma suggerisce una buona pianificazione e decisioni sobrie, prese a mente fredda.

Se tra i tuoi buoni propositi c’è quello di fare chiarezza, di non rimandare sempre, di capire davvero se le soluzioni che hai sono ancora le migliori per la tua vita di oggi, una consulenza di aggiornamento è un ottimo punto di partenza.

Gratuita, senza impegno, senza l’obbligo di cambiare nulla, solo il tempo necessario per rimettere ordine, una volta l’anno.

Che poi è questo, in fondo, il vero buon proposito: sapere a che punto si è arrivati.